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Schumann: Album per la gioventù (CD Arts - Alessandra Ammara, 2010)

Questi pezzi sono davvero le creature del mio cuore e sono venuti alla luce nel più intimo della mia cerchia familiare.”

Robert Schumann

 

L’Album per la gioventù è una raccolta di brani che Robert Schumann pubblicò nell’autunno del 1848 con il titolo di Album di Natale. La sua genesi è strettamente legata alla vita familiare dell’autore e al profondo amore che egli nutriva per i propri figli. A casa Schumann la musica era naturalmente parte fondante dell’educazione quotidiana, e Robert scrisse molti di questi brani per insegnare alle sue tre figlie più grandi i fondamenti dell’espressione musicale al pianoforte. Sarebbe improprio, però, limitarsi a considerare l’Album per la Gioventù come un’opera didattica. L’elemento pedagogico è certamente presente, ma si estende ben oltre i meri aspetti tecnici dell’esecuzione pianistica. Ogni brano, infatti, produce numerosi stimoli artistici nell’immaginazione dell’interprete, sia esso un bambino o un consumato concertista. L’orizzonte poetico, al di là del titolo, è tanto vasto e variegato da esigere un profondo impegno ed una spiccata sensibilità.

 

A tale proposito, è illuminante quanto scriveva lo stesso Schumann a Carl Reinecke il 6 ottobre del 1848: “I primi pezzi dell’album sono stati scritti come regalo di compleanno per la nostra figlia maggiore, e gli altri sono stati aggiunti uno alla volta. E’ stato come se tornassi a comporre una melodia di nuovo dall’inizio. Dunque vi troverete gran parte del mio stato d’animo di un tempo. Sono assai diversi dalle Kinderszenen, dal momento che queste ultime sono lo sguardo all’indietro di un adulto per gli adulti, mentre questo Album di Natale contiene molti sguardi in avanti, anticipazioni e presentimenti del futuro per i giovani”.

Schumann, dunque, cerca con questi brani di immedesimarsi nell’immaginazione infantile, e di guardare il mondo con gli occhi e la purezza dei bambini. Da ciò deriva un approccio che è insieme molto tenero ma anche disincantato. È evidente, infatti, la distanza tra l’identità reale dell’autore e quella dello sguardo che egli adotta nel comporre l’Album, motivata anche dall’intento pedagogico della pubblicazione. Parallelamente alla composizione dei brani, infatti, Schumann scrisse anche le Regole di vita musicale, che pubblicò nella Neue Zeitschrift für Musik nel giugno 1850, per poi includerle nella seconda edizione dell’Album, stampata nel dicembre 1850 con il titolo definitivo di Album per la Gioventù. Si tratta di 68 brevi massime, che intendono aiutare il giovane musicista ad intraprendere lo studio nel modo più adeguato e rispettoso dell’arte. Una regola su tutte va ricordata: Studia sempre come se un maestro ti stesse ascoltando.

 

Un altro aspetto dell’approccio didattico di Schumann è testimoniato dai titoli dei singoli brani, che evocano situazioni emotive o paesaggistiche. Clara Schumann testimonia che i titoli sono stati aggiunti a posteriori, proprio per aiutare i giovani interpreti a sviluppare la propria immaginazione attraverso i suoni. Sempre a tale scopo, Schumann incaricò il pittore Ludwig Richter di disegnare il frontespizio dell’Album e dieci incisioni relative ad alcuni singoli brani. Richter si limitò al frontespizio, ma anche il suo celebre quadro Hausmusik, che potrebbe sintetizzare lo spirito che aleggia in tutta la raccolta, sembrerebbe ispirato a Inverno I e Inverno II (n. 38 e 39). Non a caso, proprio su questi due brani lo stesso Richter riporta un ispirato commento di Schumann: “Tutt’intorno boschi e campi sono innevati, alta neve copre le strade della città. Crepuscolo. La neve comincia a cadere in fiocchi leggeri. Dentro, nella stanza accogliente, i vecchi sono seduti accanto al fuoco vivace del caminetto e stanno a guardare l’allegro girotondo dei bambini e delle bambine”.

 

L’Album è diviso in due parti: i primi 18 pezzi sono “Per i più piccoli” e gli altri, dal 19 al 43, “Per i più grandi”. Tuttavia l’ordine non rispetta una assoluta gradualità di difficoltà, tanto più che spesso i brani con meno note sono quelli più impegnativi dal punto di vista poetico. Sin dai primissimi numeri, infatti, l’interprete è chiamato a saper fraseggiare con finezza e a gestire la polifonia con adeguato dominio timbrico e senso della forma. La varietà delle strutture musicali e degli stili compositivi utilizzati è notevole. Vi sono esempi di Fuga (n. 40), Corale (n. 4, poi ripreso nel Corale figurato, n. 42), Canone (n. 27), che preparano allo studio delle più complesse opere polifoniche di Bach. Frequenti sono i riferimenti a elementi musicali popolari o esotici, come la Siciliana (n. 11), e la Tarantella (Canzone dei Marinai italiani, n. 36).

 

Abbondano le citazioni di temi altrui: lo Scherzo della Sonata op. 24 di Beethoven nella Marcia di Soldati, n. 2; il terzetto Euch werde Lohn in bessern Welten dal Fidelio di Beethoven nel n. 21; la Grossvatertanz (tema popolare già citato da Bach e dallo stesso Schumann nei Papillons op. 2 e nel Carnaval op. 9) nell’Inverno II.

Alcuni brani sono esplicitamente dedicati a compositori legati a Schumann: il n. 28, Reminiscenza, è scritto in memoria di Felix Mendelssohn, di cui è citato l’incipit della Romanza senza parole op. 19 n. 1, e il n. 41, Canzone nordica, è basato sulle note del nome Gade, in omaggio al compositore danese Niels Gade (1817-1890).

 

Vi sono tre brani (n. 21, 26 e 30) per i quali al posto del titolo sono indicati tre asterischi. Eugenie Schumann nelle sue memorie racconta che la madre Clara gli spiegò il significato di quegli asterischi: erano i pensieri affettuosi e teneri di Robert per i propri figli.“Qualunque cosa vostro padre facesse, vedesse o leggesse, prima o poi l’avrebbe resa in musica. Quando leggeva poesie, seduto sul divano dopo la cena, tramutava le parole in Lieder. Quanto vedeva voi bambini giocare, piccoli brani musicali nascevano dai vostri giochi.”

 

Non mancano, infine, riferimenti letterari, evidenti nei titoli del n. 32, Sheherazade, e del n. 35, Mignon. Quest’ultimo costituisce certamente uno degli esiti più poetici dell’intera produzione schumanniana. Schumann successivamente dedicò a Mignon (ragazza protagonista del Wilhelm Meister di Goethe) una raccolta di Lieder e il Requiem per Mignon, op. 98. Ma già in questo piccolo brano l’autore sa evocare con grande tenerezza la nostalgia del personaggio goethiano. Sentimenti, questi, che rispecchiano forse lo stato d’animo dello stesso Schumann, che nel 1848 guardava alla propria gioventù felice e ricca di speranze come un ricordo sempre vivo ma ormai lontano dalla realtà, che solo la musica poteva ancora evocare.

 

 

Roberto Prosseda