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Pensieri brevi
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Pensieri brevi
In Italia è ancora molto limitata la presenza della musica come materia di educazione nella scuola dell’obbligo. E, ove presenti, le ore di “educazione musicale” spesso finiscono per essere momenti focalizzati alla pratica, in cui gli studenti provano a suonare uno strumento “didattico”, come il flauto dritto di plastica, o tastierine elettroniche. Ciò è legato ad una visione limitata delle potenzialità che la musica può portare nella formazione della persona. L’aspetto più importante, e spesso trascurato, è l’educazione all’ascolto, dove per ascolto si intende non solo l’abilità a distinguere un piano da un forte o una scala ascendente da una discendente, ma l’attitudine a sviluppare la propria concentrazione e sensibilità, per percepire e capire gli stimoli che riceviamo dagli altri. In sintesi, l’educazione all’ascolto dovrebbe tradursi nel saper riconoscere gli stati d’animo che proviamo, e che la musica ci aiuta a ritrovare. E, di conseguenza, ciò può stimolare negli studenti l’attitudine a “guardarsi dentro”, a prendere coscienza delle proprie reazioni emotive, e, quindi, a saperle meglio comunicare agli altri. Una maggiore consapevolezza dei propri stati d’animo può aiutarci a riconoscere gli stati d’animo nei nostri interlocutori, e quindi, appunto, a saperli “ascoltare”. Dall’attitudine all’ascolto deriva la comprensione, la condivisione, la compassione: tutti strumenti indispensabili all’uomo per una convivenza non solo civile, ma soprattutto ricca, improntata all’armonia e al rispetto dell’altro. Ecco perché ci si augura che l’educazione musicale sia ripensata in questo senso, e maggiormente presente in tutte le fasi della formazione scolastica, a partire dalle scuole materne.
Roberto Prosseda